Il valore aggiunto della SNAI in agricoltura sotto la lente della Federazione nazionale delle aree interne

Al seminario sul settore primario che si è svolto a Castelnovo ne’ Monti lo scambio di buone pratiche getta le basi per il futuro lavoro della rete dei sindaci

Ogni seminario delle Federazione nazionale delle aree interne arricchisce la comunità SNAI e contribuisce a definire progressivamente il metodo di lavoro della stessa Federazione, i suoi obiettivi e i suoi strumenti come rete dei sindaci per lo scambio di soluzioni innovative. Così è stato anche per quello su Agricoltura e non solo: il settore primario e il futuro delle Aree Interne, il quarto in ordine di tempo, che si è tenuto il 25 gennaio nelle sale dell’Oratorio Don Bosco a Castelnovo ne’ Monti, comune capofila dell’area Appennino Emiliano. Un comprensorio di 7 comun a cavallo tra le province di Reggio Emilia, Parma e Modena che ha fatto dell’agricoltura multifunzionale il perno dello sviluppo locale attraverso la commercializzazione diretta del parmigiano di montagna integrata con interventi sul turismo e il comparto benessere in virtù del suo grande patrimonio naturale che ha contribuito a farla promuovere sito Mab Unesco. “Un insieme di iniziative – come ha ricordato il sindaco di Castelnovo, Enrico Bini, - per valorizzare lo sforzo dei cittadini di montagna”.
 
E proprio la multifunzionalità nei processi innovativi di governance territoriale è stata una delle 3 sessioni della mattina che si svolgevano in parallelo supportate dalla testimonianza diretta di amministratori locali che hanno illustrato le loro esperienze.  Le altre due sessioni sono state Sostenere l’innovazione e la conoscenza nelle aree interne: prassi operative e modelli di riferimento e Nuovi mercati.  Intensa è stata la partecipazione con 13 aree rappresentate e 30 sindaci giunti da tutta Italia e, tra il pubblico, anche con 40 studenti delle classi IV e V dell’Istituto Agrario “Nelson Mandela” di Castelnovo ne’ Monti, coloro che dovranno interpretare in futuro “il cambio di paradigma del lavoro agricolo”, di cui ha parlato Bini.  Il primo cittadino, nell’introdurre i lavori della giornata ha sottolineato l’importanza dell’incontro perché la Federazione “fa capire ciò di cui abbiamo bisogno”. Argomento ripreso da Luca Lo Bianco, direttore scientifico Fondazione “Montagne Italia, per cui lo scambio di buone pratiche rappresenta un punto focale della Federazione sia per mutuare soluzioni collaudate da parte delle varie aree, ma anche per il futuro lavoro della rete dei sindaci per costruire relazioni strutturate tra i soggetti che hanno approfondito particolari percorsi che la Federazione vuole mettere a frutto attraverso gemellaggi tra aree anche fuori dalla SNAI.
 
Francesco Monaco, responsabile del dipartimento politiche di Coesione e investimenti territoriali dell’ANCI, nella specifica sessione pomeridiana, ha parlato di “terre pubbliche” e dei progetti di censimento sia nazionali, come la Banca delle Terre agricole dell’ISMEA, che regionali volti a valorizzare i terreni agricoli incolti e abbandonati offrendo opportunità occupazionali soprattutto alle giovani generazioni. “Tutti i progetti di uso delle terre abbandonate, sia pubbliche che private -  ha detto Monaco – vedono i Comuni ricoprire un ruolo centrale attraverso l’individuazione, il censimento e la messa in utilizzo di queste terre”. Fare il censimento delle terre pubbliche è collegato ad una delle funzioni essenziali ai fini del requisito associativo della Strategia nazionale aree interne (SNAI).  Quasi tutti i comuni dichiarano di mettere insieme la funzione catastale, ma pochi ci riescono. Ci sono molte difficoltà, in molti casi non ci sono uffici dedicati o  criteri per fare verifiche sul territorio. Questa operazione, ha continuato Monaco si può fare solo in gestione associata soprattutto per i piccoli comuni montani. Tra le esperienze riportate quella di Civitella Alfedena. Il sindaco del comune abruzzese, Giancarlo Massimi, ha illustrato il percorso, durato 11 anni, che ha portato alla valorizzazione di alcune terre demaniali per creare una rete di servizi in un’area di sosta del sito naturalistico la Camosciara, gestita da una cooperativa di giovani, in cui transitano ogni anno 15 mila auto. Ma tutte le sessioni sono state animate dalle esperienze delle diverse aree direttamente dalla voce di sindaci e amministratori. Come quella, per l’area tematica Nuovi mercati, di Vincenzo Barreca presidente del Consorzio madonita dei produttori di manna, una linfa dalle virtù terapeutiche e cosmetiche o l’innovazione sociale di Castel Del Giudice raccontata dal sindaco Lino Gentile in riferimento all’agricoltura multifunzionale, che vede i giovani del paese e migranti lavorare insieme in una comunità agricola.
 
Fra le risposte alle domande finali rivolte da Sabrina Lucatelli, coordinatrice del Comitato nazionale aree interne (CTAI), su quale sia il valore aggiunto del metodo SNAI rispetto ai temi affrontati le più “gettonate” sono state la capacità di creare un confronto interistituzionale; di fornire una visione di insieme che sfugge quando si lavora per settori e, soprattutto quella di esplorare i bisogni dei territori. La Lucatelli le ha riassunte  riconoscendo alla SNAI la capacità di far avanzare culturalmente il Paese.