Il Progetto STAR e le azioni di sistema ovvero: come evitare che programmi complessi diventino complicati

di Titina Pigna – Responsabile del progetto STAR"Il tipico fare senza progetto è il gioco, il tipico progettare senza fare è l'utopia,  entrambi, il gioco e l'utopia, sono da intendersi in tale contesto come attivita' libere e spontanee,  sono caratterizzati dalla gratuita' ed entrambi sono "esercitazioni preparatorie”: il gioco per il fare, l'utopia per il progettare", l'utopia ha pero' una componente in piu' che al gioco manca, ed è la speranza..." (T. Maldonado, "La speranza progettuale", Einaudi, Torino 1971Il progetto STAR-Rafforzare l’azione regionale e locale per lo sviluppo, conclude la stagione delle cosiddette “azioni di sistema” introdotte per la prima volta nella programmazione dei fondi strutturali nel periodo 2000-2006 e rivolte  ad una generazione di progetti sperimentali finalizzati ad accompagnare la qualificazione del sistema istituzionale ed amministrativo impegnato nelle decisioni di policy e nella loro attuazione. La metodologia e l’approccio adottati nella progettazione e nell’attuazione del progetto STAR sono stati, infatti, quelli già definiti nel progetto SPRINT, che dal 2002 ha seguito, con l’approccio tipico di un’azione di sistema, il ciclo di vita della progettazione integrata fin dalla fase della sua ideazione.Per quest’ultimo progetto, le regioni Obiettivo 1, hanno manifestato sempre grande apprezzamento, testimoniato tra l’altro in maniera particolarmente incisiva nell’aggiornamento del “Rapporto di valutazione intermedia del PONATAS “ (2006),  in cui testualmente si legge "...sia dall’analisi dei prodotti SPRINT sia, specialmente, dal giudizio di alto gradimento condiviso dalle AdG finora raggiunte da azioni di assistenza tecnica e di sistema a forte valore aggiunto, si può affermare che SPRINT rappresenta la forma di supporto che, più delle altre, meglio soddisfa l’esigenza di un accompagnamento all’intero processo PIT, non limitandosi a interventi spot che, in quanto tali, difficilmente riescono a cogliere (e quindi a risolvere) i veri bisogni dei contesti territoriali che dovrebbero sostenere e che, per questo motivo, vengono spesso riorientati dalle AdG stesse secondo una logica “riempitiva”. Proprio per questo, alla conclusione di SPRINT (dicembre 2007), le stesse regioni di cui sopra, hanno chiesto al DPF di non interrompere questo filone di attività cosi rispondente ai propri bisogni,  tanto più in una fase di forte criticità, in cui,  si stava concludendo un ciclo di programmazione (2000-2006) e avviandone un altro (2007-2013). Il DFP ha positivamente e prontamente risposto a questi bisogni riservando a questo fine parte dei fondi derivanti da risorse liberate trasferite dall’IGRUE sul proprio bilancio e affidando al Formez la progettazione e la realizzazione di un intervento ad hoc. Il progetto STAR partendo da questa tradizione e dalle esigenze puntualmente manifestate dall’AdG – Obiettivo 1,  ha essenzialmente lavorato su due ambiti d’ intervento:- supporto al completamento della progettazione integrata 2000-2006 (con particolare riguardo alla rendicontazione degli stessi); - supporto   alla   programmazione degli   interventi integrati di sviluppo territoriale nel 2007 – 2013   (con particolare riguardo all’individuazione di soluzioni operative  relative all’impostazione delle politiche di progettazione integrata e di cooperazione sovracomunale e alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali).Su, alcuni risultati significativi di STAR che pur conservando la filosofia di SPRINT non ne ha avuto né la forza economica né la consistenza temporale, viene di seguito raccontato dagli stessi protagonisti delle azioni messe in campo, inoltre  mentre vengono scritte queste brevi riflessioni si avvia un’altra brevissima edizione di STAR. Il progetto STAR 2, appunto, con il quale, di fatto, si chiude definitivamente la stagione delle azioni di sistema che avevano provato, con modalità innovative, realizzate essenzialmente attraverso la contestualizzazione territoriale di competenze esperte, a governare i processi attuativi di programmi complessi, sorvegliando che non si complicassero mai troppo e inventando con gli attori locali le regole del nuovo gioco cooperativo che avrebbero dovuto giocare. Ma come dicono i latini…et de his satis.  Il  Quadro Strategico Nazionale ed i Programmi Operativi Regionali 2007-2013, però,  hanno, di fatto, riconfermato la centralità della dimensione territoriale delle politiche regionali di sviluppo e coesione e rilanciato su nuove basi i modelli di progettazione integrata territoriale. Inoltre, un ulteriore argomento di forte rilevanza  si associa, in questa fase, alla definizione degli interventi per lo sviluppo del territorio ed è quello inerente la collocazione dei progetti integrati e delle altre politiche territoriali nel quadro della programmazione unitaria (fondi strutturali e FAS) che caratterizza il QSN 2007-2013. Le Amministrazioni regionali hanno, in questo contesto, il compito di definire (in particolare all’interno dei DUP, come stabilito dalla Delibera CIPE 166 di attuazione del QSN) una strategia unitaria dello sviluppo territoriale integrato, che comprenda in un quadro organico le diverse forme di programmazione e progettazione territoriale. Un elemento molto importante, a questo proposito, riguarda la collocazione nella strategia unitaria delle forme di integrazione territoriale previste dal FEASR nei Piani di Sviluppo Rurale, che devono coordinarsi ed armonizzarsi con le iniziative definite a valere su fondi strutturali e FAS. Il gioco si fa veramente duro ma si sa la speranza è progettuale.