Le aree interne nel Rapporto SVIMEZ 2019

In tutto il Paese aumentano le disuguaglianze tra zone urbane e periferiche, ma al Sud la situazione è più drammatica

 
 
Il ritardo del Mezzogiorno si inserisce in un quadro di generalizzata stagnazione italiana rispetto all’Europa, in particolare centro-settentrionale. Questa la fotografia scattata dal Rapporto SVIMEZ 2019, Il Mezzogiorno nella nuova geografia europea della disuguaglianza, che sottolinea come sia nel Nord che nel Sud del Paese si siano approfondite le differenziazioni interne con un aumento delle disuguaglianze tra aree urbane e aree interne, che vengono, ovunque, gradualmente abbandonate.  Ed è per questo che, secondo gli autori della ricerca, la questione della coesione territoriale andrebbe collocata in quella nazionale della crescita e della coesione sociale.
 
Il fenomeno dello spopolamento colpisce tutti centri marginali italiani. Il Rapporto sostiene che le situazioni più gravi si registrano nei piccoli paesi della dorsale appenninica e in quelli insulari. La diminuzione della popolazione non è compensata dall’afflusso migratorio, anzi si assiste a flussi di migrazioni interne che ridisegnano la geografia umana del Paese, con lo spostamento di masse di persone dalle zone interne verso quelle costiere e da quelle economicamente svantaggiate verso quelle più attive.
 
Il calo demografico è però più pesante nel Mezzogiorno con l’esodo costante dei giovani verso il Settentrione e l’estero alla ricerca di occupazione, con picchi elevatissimi dai piccoli centri urbani e rurali delle aree interne. A questo si associano bassi livelli di natalità e alti indici di invecchiamento della popolazione residente che è quasi il doppio di quello medio dell’area (303,2% contro il 152,8%). Difficile, ma meno grave, la situazione nel Centro-Nord dove l’indice di vecchiaia nelle aree interne è 248,9% contro il 177,5% dell’intera area.