Aree interne, il punto sul versante “associazionismo” della SNAI

Per partecipare alla Strategia nazionale aree interne i comuni individuati devono gestire in forma associata servizi e funzioni fondamentali

A due anni dal suo lancio, la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), volta alla promozione e allo sviluppo di centri minori e di comuni montani distanti dai poli urbani e carenti di servizi essenziali, è giunta a un punto cruciale. Le 22 aree pilota, tra le 66 selezionate sul territorio italiano per la sperimentazione della SNAI, hanno tutte avviato il percorso previsto approdando alla Strategia d’area (documento base che fissa i risultati attesi e le azioni per raggiungerli) e per quelle che lo hanno concluso è prossima la firma  degli Accordi di programma Quadro (APQ) che segnano l’avvio degli interventi sul territorio. Prerequisito essenziale per partecipare alla Strategia è l’associazione tra i comuni, che sono chiamati a gestire in forma integrata funzioni e servizi per renderli più efficaci e fruibili dai cittadini, attraverso la sottoscrizione di convenzioni, unioni o fusioni.
Le aree interne rappresentano gran parte del territorio nazionale, il 60%, in cui vive un quarto della popolazione italiana. Si tratta di oltre 4mila comuni generalmente con circa 5mila abitanti, caratterizzati da fenomeni di spopolamento e abbandono del territorio, ma con grandi potenzialità legate al patrimonio naturale e culturale. Sulla base della distanza, in termini di percorrenza, dai centri di offerta di servizi essenziali (sanità, mobilità e istruzione) sono classificate in quattro fasce: aree peri-urbane; aree intermedie; aree periferiche e aree ultra periferiche. Sono molto diverse tra di loro sia per quanto riguarda la popolazione, il numero di comuni che raggruppano e per la superficie totale interessata. L’adozione di una specifica strategia nazionale punta al rilancio di questi territori attraverso il contrasto al calo demografico e lo sviluppo di servizi e funzioni fondamentali mediante la creazione di sistemi intercomunali permanenti. I Comuni costituiscono l’unità di base del processo di decisione politica e, come recita l’Accordo di Partenariato 2014-2020 - che per ogni Stato membro definisce priorità e modalità di utilizzo dei fondi strutturali per quell’arco temporale - devono “provare di essere in grado di guardare oltre i propri confini, attraverso la gestione associata di servizi” .
La geografia dell’associazionismo nelle aree interne italiane è molto diversificata. Molte di esse hanno alle spalle esperienze settoriali di gestione integrata di territori contigui, che risultava essere invece totalmente assente prima dell’avvio della SNAI in altri casi. I comuni coinvolti si sono dimostrati propensi a collaborare in maniera associata sul sia versante dei servizi che sulla promozione congiunta di progetti di sviluppo per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale di queste aree. Emerge, come dato comune a tutti i territori coinvolti, la positiva risposta della società civile alla prospettiva della creazione di sistemi intercomunali locali.
Il punto sullo stato dell’arte delle associazioni fra comuni è stato fatto nel corso del seminario Aree interne, traiettoria di cambiamento: il valore aggiunto dell’associazionismo che si è svolto a Roma il1°dicembre scorso. Sono state illustrate alcune esperienze di gestione associata che hanno fatto emergere le difficoltà diffuse incontrate nella costruzione di sistemi intercomunali permanenti derivanti anche dalla diversità delle situazioni di partenza, ma che hanno messo in luce anche alcune storie positive in cui i primi cittadini di un’area hanno raggiunto forme associative concrete e avanzate.
L’incontro ha rappresentato una tappa importante per la costruzione dell’associazionismo intercomunale, implementato nell’ambito di uno specifico progetto del PON “Governance e Capacità istituzionale” 2014-2020” affidato al Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato dal Formez PA, La Strategia Nazionale per le Aree Interne e i nuovi assetti istituzionali. L’iniziativa punta a promuovere le competenze tecniche ed istituzionali dei territori interessati finalizzate alla nascita o al consolidamento di aggregazioni comunali attraverso azioni di accompagnamento, analisi e monitoraggio dei processi di integrazione.